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Attività Produttive

Alcuni dati economici significativi della nostra Regione confermano l’importanza di questo articolato universo produttivo e sociale.

4,4 milioni di abitanti (il 7,6% del totale nazionale) di cui il 52% concentrati nella Provincia di Torino.

  • 442.000 attività autonome, (una ogni circa 10 abitanti) di cui la metà considerate “imprese”. Di questo universo 151.000 sono classificate industriali, 137.000 artigiane, 65.000 commerciali. Una “partita iva” ogni dieci abitanti, bambini compresi.
  • Il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti ed occupano il 49% degli addetti totali. Il 10% sono del settore costruzioni, il 15% servizi alle imprese, 19% commerciali, 32% del settore genericamente definito settore manifatturiero.

PIEMONTE RITIENE DI POTER AFFERMARE che il 50% dei Piemontesi vive d’impresa direttamente od è coinvolto nella stessa attraverso la propria famiglia.

il Piemonte è oggi una regione la cui economia è costruita sui piccoli produttori. Non è un incidente di percorso od una specialità locale, come – a livello politico – molte volte si è detto. Si tratta invece di una delle risposte alla crescita dell’economia dopo la crisi del cosiddetto “fordismo”. Non è possibile considerarla un “vizio da correggere”, con terapie che possono magari essere valide per altri paesi: l’azione pubblica verso questo micro/mondo dovrebbe essere orientata a far sì che questo sappia fare meglio quello che ha sempre fatto.

Oggi – proprio a causa della crisi – questo universo di lavoratori autonomi/piccole imprese/artigiani/commercianti è in trincea: non solo perché sono fortemente diminuiti (o crollati) vendite o fatturati e l’attuale quadro economico rende la ripresa molto lenta e instabile, ma soprattutto perché percepiscono una difficoltà nel gestire i rischi aziendali (e personali) e la situazione di incertezza, in mancanza di punti di riferimento, genera perdita di sicurezza e di capacità economica. La fatidica frase di politici ed economisti “dopo la crisi niente sarà più come prima” crea incertezza: il piccolo imprenditore non ha gli strumenti per interpretarla nel senso economico, magari spera che, nel più breve tempo possibile, tutto torni come prima, almeno per quanto riguarda i punti di riferimento per il proprio mercato che sa gestire od imparerà a gestire meglio.

In quest’ottica la fiducia che questo mondo ha nei confronti delle Istituzioni è oggi ridotto ai minimi: Stato, Regione, Provincia (a parte si colloca il Comune inteso come Ente di prossimità) sono percepiti come “esattori” o, tutt’al più, come Enti dai quali ci si può aspettare piccoli rimborsi rispetto a quanto devoluto in tributi e/o tasse. Le Istituzioni stesse hanno previsto – in questi anni – per questi piccoli imprenditori (molte volte imprenditori senza impresa) numerose tipologie di contributi per azioni diverse: ognuno con la propria logica al fine di ritagliarsi ognuno un ruolo ed una funzione.

La Regione, per il ruolo che assume e per la capacità di iniziativa politica, dovrà assumere i temi sopra individuati come azione prioritaria di governo locale per rilanciare lo sviluppo.

Alle forze di Centro-sinistra chiediamo di farsi carico di questi problemi e mettere in campo una “strategia di attenzione” .

Si tratta di fare i conti con questo segmento economico, che innerva ormai strutturalmente il sistema economico della nostra regione: Il Centro-sinistra deve essere in grado – a cominciare dall’ipotesi di governo della prossima legislatura – di costruire una sua “onda lunga”, una reale alternativa alla destra ed al “pan leghismo”, per la propria riscossa. E deve fare questo coinvolgendo in questa azione imprenditori e dipendenti che, in queste micro aziende – sono tutt’uno ed entrambi senza un vero e credibile sistema di rappresentanza degli interessi.