PIEMONTESÍ Propone alcune azioni di consolidamento del segmento produttivo costituito dalle microimprese
Sí ad una azione di politica di carattere generale che affianchi le iniziativa della piccola impresa su due questioni. La più importante riguarda il superamento dell’IRAP sostituendo il suo gettito (sempre a favore delle Regioni) con una rimodulazione delle imposte indirette, soprattutto l’imposta sul valore aggiunto. L’Irap è vissuta come una imposta profondamente ingiusta in quanto non colpisce il reddito, ma alcuni fattori di produzione. La seconda, non meno importante in questo tempo di crisi, l’opportunità di poter gestire il ricorso agli strumenti di sostegno al reddito, in modo “flessibile”, magari per “giorni/uomo”.
Sí alla creazione di una struttura politica – organizzativa per offrire un unico referente politico alla piccola impresa. Questo è utile, non solo per dare un forte segnale di attenzione, ma per stabilire un concreto dialogo su questo tema con le istituzioni territoriali percepite come più vicine (la Regione in stretto contatto con i Comuni) Si tratta di ridefinire a livello regionale – di fatto – l’assegnazione delle competenze politiche in modo da superare l’ormai inattuale divisione di competenze tra artigianato, commercio, piccola impresa, ecc. che fa riferimento ad albi, elenchi, funzioni frutto di una gestione burocratica e non politica dei vari settori economici. Proponiamo la costituzione di un Assessorato dedicato alla piccola impresa, al lavoro autonomo, all’auto-imprenditoria, ai servizi, che possa utilizzare le numerose competenze tecniche già presenti in Regione anche in funzione di trasferire competenze a livello del territorio. Quasi un nucleo, una “task force” a disposizione di chi con questo mondo si interfaccia ed opera (Comuni – Associazioni di categoria – Camere di Commercio, ecc.). Desideriamo costituire un vero e proprio “ufficio specifico” per attuare una vera e propria azione di semplificazione normativa.
Sí Occorre contribuire ad attenuare il problema dei “ritardi di pagamento”. Si tratta di un problema annoso e particolarmente sentito dalle piccolissime imprese. Sino ad ora è stato trattato prevalentemente come ritardo dei pagamenti riguardante la Pubblica Amministrazione. Ma non è solo così: le imprese più piccole lamentano ritardi ed impedimenti a far valere le loro ragioni (anche in mancanza di una contrattualistica specifica) nei confronti dei loro committenti più grandi ed organizzati. Molte volte si tratta di somme importanti per una piccola impresa, ma insignificanti per le società di factoring e/o per il sistema bancario: comunque sono fatture emesse ed accettate dal committente. La proposta che avanziamo è quella di costituire presso Finpiemonte s.p.a. Un fondo rotativo per smobilizzare crediti privati dall’ammontare minimo di 5.000 € sino ad un massimo di 30.000 €. E’ possibile pensare ad un meccanismo semplificato affidando alle singole imprese un plafond massimo (nel limite dell’affidamento proposto) con una rotazione massima di 90 giorni. Fondo che potrebbe partire con una dotazione significativa, ma non impossibile. Ad esempio, 40 milioni di Euro potrebbero intervenire per circa 10.000 operazioni anno a normale rotazione. Non si tratta di fare operazioni di “cessioni di credito”, ma semplicemente di selezionare imprese utilizzatrici e loro committenti con lo stesso sistema con il quale si selezionano gli interlocutori delle società finanziarie che non hanno sportelli. Si tratterebbe di istituire un nucleo di selezione e di monitoraggio con le figure professionali che già operano all’interno della finanziaria regionale. Ovviamente il fondo potrebbe essere attivato da quelle imprese che dispongono di castelletti e/o s.b.f. utilizzati al loro limite e automaticamente disattivato se questi strumenti venissero ampliati: una preziosa ruota di scorta non uno strumento alternativo a quelli disponibili presso il sistema creditizio. La stessa Finpiemonte s.p.a. con queste ed altre operazioni strutturate, potrebbe indirizzarsi a diventare, oltre che Ente gestore di strumenti amministrativi a favore di settori economici individuati dalla politica regionale, un fattore di sviluppo per il territorio quando gli strumenti ordinari stentano a funzionare oppure sono insufficienti.
Sí. Se le imprese vogliono od hanno l’opportunità di crescere non basta il credito, ci vuole la “finanza”. Tutto il sistema economico è innervato dalla “finanza”: aldilà delle storture evidenti che si sono talvolta realizzate con un suo utilizzo improprio, possiamo ben dire che la parola finanza è anche sinonimo di crescita, dei mercati, delle imprese. Oggi viviamo in un paradosso evidente: esiste la finanza per le grandi operatori finanziari, per le grandi e medie imprese: le piccole per crescere hanno una sola possibilità: l’accesso al credito. Sappiamo tutti che con il solo credito non si cresce. Il paradosso è evidente si afferma da più parti autorevoli che il sistema imprenditoriale piemontese è nano, ma l’unica cosa che concretamente gli si offre, al massimo, è il credito a medio termine per acquistare immobili, macchine operative, magari anche beni strumentali e/o servizi, il tutto magari condito da qualche agevolazione (che sono gradite, ma non determinanti per l’obiettivo “crescita”). Un vuoto che va colmato: la finanza può essere creativa e produttiva per i piccoli, magari più creativa e produttiva di quella delle grandi banche d’affari mondiali. Perché no? Forse, per uscire un po’ dall’angolo del nostro “piccolo mondo antico” possiamo provarci. Anche le tanto ormai esaltate “reti d’impresa” si costituiranno (e potranno funzionare) non solo per la presenza di agevolazioni creditizie, ma se saranno sostenute da capitali e da normative fiscali specifiche. Dobbiamo ovviamente partire dalla nostra realtà: aggiungere stock di capitale nella micro-impresa significa aggiungere risorse fresche a quello che, nella famiglia dell’imprenditore, si è consolidato negli anni. Si deve pensare ad una politica che cerchi di ampliare questo ambito nel quale l’impresa accumula, il capitale accumulato è distribuito tra impresa (sviluppo) e famiglia (patrimonio). Se l’impresa compra una macchina utensile allora può scattare il meccanismo pubblico: se non compra nulla, ma intende implementare una struttura patrimoniale diversa e più adeguata al mercato non succede nulla: l’unica insufficiente risposta, sino ad oggi, è stata rappresentata dai “prestiti partecipativi”. Per le piccole imprese si tratta di passare dal “pret à porter” all’abito su misura che deve prevedere: la transitorietà della leva finanziaria affinché il capitale di terzi non condizioni in modo duraturo la proprietà aziendale (correlazione tra famiglia ed impresa inscindibile), la circolazione e trasparenza di linee informative dell’impresa medesima, anche (e soprattutto) per quella che presenta bilanci semplificati. E’ necessario creare veri e propri “advisor dei piccoli” con la responsabilità di selezionare le piccole imprese che hanno mercato, progetti innovativi, di riconoscerne le potenzialità. In buona sostanza si tratterebbe di costituire una “agenzia informale” di promozione dei servizi che mette in rete competenze tecniche, risorse finanziarie esistenti, professionalità diffuse nel sistema da quello associativo a quello degli Ordini professionali ed altro. Accanto a questo Gruppo di lavoro specializzato in grado di “costruire modelli” che le imprese possono autogestirsi è possibile pensare alla costituzione di un fondo pubblico di garanzia a supporto degli aumenti di capitale e/o incrementi patrimoniali aziendali che possa intervenire a supporto del rendimento dell’investimento e/o garanzia dei prvati finanziatori temporanei. Sempre Finpiemonte dovrebbe essere la struttura portante , ma, sull’esempio di altri paesi Europei, tali fondi possono essere anche attivati ed alimentati da risorse Europee presenti sul mercato pubblico (B.E.I. – F.E.I.): quello che manca e che bisogna assicurare in tal senso è la “massa critica” di gestione e chiarezza negli obiettivi…(la creatività, appunto).
Sí Internazionalizzazione: per la piccola impresa parlare di export è quasi impossibile. Perché? Vi sono non meno di 5.000 imprese che con le loro forze, con le loro aggregazioni, con i loro strumenti, utilizzando reti altrui, vendono all’estero. Per il 90% di queste “l’estero” è rappresentato dai paesi della Comunità Europea allargata. Queste piccole imprese hanno bisogno di due cose fondamentali per acquistare o perlomeno non perdere terreno su questi mercati: la qualità dei prodotti rappresenta il loro punto di forza e marchio distintivo, l’assoluta estemporaneità e l’assenza di programmazione la loro debolezza. Considerato il fatto che negli anni scorsi (dati Unioncamere) l’export del Piemonte è dipeso sostanzialmente dall’automotive e che, tolte alcune grandi eccellenze del settore alimentare, poco altro ci resta se vogliamo consolidare le nostre performance verso l’estero è necessario ampliare il numero delle potenziali imprese che a questi mercati si possono rivolgere. Ma alla volontà (molte volte latente) del singolo piccolo imprenditore la struttura pubblica e le varie istituzioni offrono soltanto servizi primari tarati su altre dimensioni di impresa. La classica partecipazione alla fiera, il contatto con il potenziale acquirente, qualche consiglio legale, giuridico, amministrativo. Manca – in questo paniere – ciò che una piccola impresa non sa fare e che da sola non potrà mai fare: conoscenza ed orientamento al mercato che permetta loro di capire se e dove i loro prodotti possono essere esportati, quanto costerebbe uno o più progetti di penetrazione nei vari mercati e, soprattutto, quale investimento richiederebbe stabilirsi permanentemente sui mercati prescelti. Ma non solo: considerato che queste piccole imprese, pur d’eccellenza produttiva, sono sottocapitalizzate e, come abbiamo visto, anche con scarsa propensione all’investimento su beni “immateriali” diventa fondamentale offrire loro l’opportunità di aggregarsi. Oggi in Piemonte l’azione pubblica non interviene su queste criticità (al massimo offre qualche contributo), né il Centro Estero per l’internazionalizzazione del Piemonte si è mai occupato di queste problematiche per una insufficiente comprensione del problema. Vogliamo inoltre sottolineare che “promuovere i prodotti del Piemonte” od il Piemonte in quanto tale non significa conseguentemente sviluppare l’export di queste piccole imprese. Queste hanno necessità di impostare un “percorso” per gradi, guidato che non si limiti alla partecipazione ad una fiera ed hanno bisogno di risorse finanziarie – possibilmente agevolate – per finanziarsi questo percorso. Proponiamo pertanto venga costituita (anche all’interno del CEIP con il coinvolgimento dei Consorzi Export esistenti) un settore – anche dotato di autonomia gestionale seppure all’interno della politica generale del Centro – che possa lavorare per affrontare questi problemi e proporre soluzioni ed indirizzi operativi. A supporto ed a complemento di quanto sopra l’approvazione di una Legge Regionale (che per brevità e convenzione potremmo denominare “Estero Facile”) che istituisca un “fondo rotativo” indirizzato a sostenere i progetti selezionati e certificati dal CEIP e che intervenga in accordo con Istituti di Credito, Sace, Consorzi fidi e che lavori con procedure per le quali l’azienda (od il gruppo di aziende) deve presentare un progetto, i risultati attesi, l’analisi dei fabbisogni e delle coperture finanziarie (il ddl è già stato redatto da tecnici esperti).
Sí Per ultimo, non certo per importanza, non dobbiamo dimenticarci dell’autoimprenditoria che rappresenta molta parte dei “capitalisti personali”. Ci riferiamo al “popolo delle partite IVA” che comprende professionisti (sia dei settori tradizionali, sia dei settori innovativo o…nuovi), piccolissimi artigiani, commercianti: un gruppo estremamente eterogeneo comprendente profili non sempre qualificabili (elaborazione dati, agenti di commercio, piccolissimi bar, piccoli professionisti con micro studi, giovani che lavorano in modo esclusivo per altri professionisti con compenso predeterminato…e così via) Si tratta di una realtà che non può essere trascurata nell’analisi economica e nell’intervento politico. A livello nazionale poco o nulla è previsto e, quel poco è caratterizzato da contraddizioni, basti pensare al regime fiscale per i contribuenti minimi, le sue incoerenze ed i suoi limiti. Nel panorama regionale riteniamo nel concreto che si debba procedere con l’immediata attuazione dei regolamenti relativi alla Legge Regionale 34/08 che prevede interventi anche a favore di queste categorie, l’ampliamento delle categorie che possono accedere alla legge regionale 28 per estenderne l’operatività a tutte le microimprese e ai lavoratori autonomi, professionisti compresi: la previsione, tra i soggetti ammissibili alla formazione finanziata, di imprenditori, lavoratori autonomi, professionisti.
Tutto questo è compatibile con un bilancio regionale rigido, con margini discrezionali ridotti?
PIEMONTESÍ Crede di sì: la politica è una questioni di scelte chiare e precise, trasparenti, senza cercare la benevolenza di alcuno. Non è tanto per l’entità delle risorse finanziarie che si mettono in campo che una politica è giudicata, ma per la direzione di marcia che intende perseguire e l’attenzione che pone ai problemi. E’ questo il senso delle nostre proposte. Nel quadro finanziario del bilancio pubblico crediamo sia realistico pensare che si possano mettere in campo 80/100 milioni di Euro in un quinquennio (la maggior parte per fondi rotativi), ai quali si possono anche aggiungere quote di cofinanziamento Europeo. Il problema è quello di rendere disponibili (e magari reindirizzare) risorse già impegnate oggi disperse in mille rivoli. Basti pensare che (al netto dei fondi Europei) il Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2010 prevede per azioni ed interventi in campo economico la somma di circa 750 milioni di Euro, di cui 580 per investimenti indiretti.
PROPONIAMO AL CENTRO-SINISTRA PIEMONTESE INTERVENTI PRIORITARI, DA INDIVIDUARE ORA, DA DIVULGARE ALLE IMPRESE E DA REALIZZARE NEL PRIMO ANNO DELLA NUOVA LEGISLATURA, PER UNA POLITICA DI SVILUPPO DELLA NOSTRA REGIONE CHE COINVOLGA TUTTE LE FORZE IN CAMPO.
UN’AZIONE CHE RAFFORZI QUANTO SINO AD ORA HA REALIZZATO LA GIUNTA DI MERCEDES BRESSO IN CAMPO ECONOMICO E SOCIALE E OFFRA ULTERIORE SLANCIO PER UNA BATTAGLIA ELETTORALE CHE CONFERMI QUESTO GOVERNO ALLA GUIDA DELLA REGIONE PIEMONTE.




