PERCHE’ IL PIEMONTE CI STA A CUORE
LA LISTA PIEMONTESI’ E’ UNA VERA NOVITA’. Perché?
DALLE COMUNITA’ ALLA REGIONE AUTONOMA
ALL’EURO-REGIONE ALPI-MEDITERRANEO.
- PERCHE’ la nostra lista non è un partito, ma vuole essere una rete di comunità (il Piemonte con i suoi oltre mille Comuni è la patria delle autonomie).
Bisogna ripartire dalle comunità!
E così riscopriamo la lezione attualissima del personalismo comunitario di Emmanuel Mounier e del Movimento Comunità di Adriano Olivetti.
Emmanuel Mounier ci ha insegnato che il senso della politica è quello di umanizzare le relazioni tra le persone; tra le persone e le comunità; tra le persone, le comunità e le istituzioni. Secondo Mounier, la comunità è sempre aperta al rapporto con l’altro e lo stesso mondo è una comunità di comunità.
E l’individuo diventa persona proprio quando entra in relazione con l’altro (il prossimo e la comunità), assumendo una responsabilità, fatta di diritti e di doveri.
E’ bene non dimenticare che gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione, sono dovuti alle riflessioni e alle proposte di Dossetti, La Pira e Moro, ispirate alla “Dichiarazione” di Emmanuel Mounier (pubblicata in Italia, nel 1946, dal Ministero per la Costituente) e sono una mirabile sintesi del personalismo comunitario.
Anche la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” è impregnata di personalismo comunitario.
D’altra parte è sintomatico il ritorno al pensiero politico di Mounier nei periodi storici di crisi e di svolta, quando emerge l’esigenza di ridefinire le prospettive dell’azione sociale e politica, quando cioè serve impegno, partecipazione e scelta di campo, con l’atteggiamento descritto da Don Milani con “I CARE “ che significa “ Me ne importa” (cioè il contrario del motto fascista “me ne frego”). Così fu negli anni Trenta per combattere il nazifascismo e l’ideologia totalitaria stalinista. Così fu nell’immediato dopoguerra quando si trattava di gettare le basi di una nuova democrazia e di un nuovo statuto della convivenza civile nei singoli Stati e a livello internazionale.
Adriano Olivetti nel 1946 fonda la rivista “Comunità” espressione dell’omonimo movimento che doveva avere lo scopo di pensare a realizzare un’economia al servizio della persona : <<Sia data dignità e consapevolezza di fini al lavoro. Affinché sia posto termine al conflitto tra l’uomo e la macchina, si conferisca alla tecnica una più alta comprensione di valori eterni della cultura>>”.
Adriano Olivetti con il “Movimento di Comunità” e con l’originale esperienza di gestione di una grande fabbrica (OLIVETTI), inserita nel contesto territoriale del Canavese, cercherà di attuare i principi del personalismo comunitario, anche traducendo e pubblicando per le Edizioni di Comunità , “Rivoluzione personalista e comunitaria ” di Mounier e promovendo il primo saggio italiano su Mounier, del salesiano don MarCo Montani.
Adriano Olivetti : straordinaria figura di imprenditore e di intellettuale impegnato, purtroppo scomparso troppo in fretta (1960), la cui storia andrebbe collocata tra le esperienze più nobili del Novecento Italiano.
- PERCHE’ il nostro Movimento vuole rilanciare la fraternità, la terza idea-guida della migliore Rivoluzione francese del 1789, del trittico libertà – uguaglianza – fraternità.
La fraternità è stata quasi sempre dimenticata nella successiva storia. Prive della fraternità, libertà e uguaglianza sono quasi sempre diventate antagoniste e in conflitto.
La nostra stessa Costituzione, nei già citati articoli 2 e 3, propone l’applicazione del principio di fraternità.
- PERCHE’ rivendichiamo la vera identità del Piemonte, dei piemontesi autoctoni e dei nuovi piemontesi, nonchè delle minoranze linguistiche (piemontesi, occitani, walzer e franco-provenzali), che è la sua europeità, cioè lasua capacità di accogliere , dialogare e integrare una pluralità di etnie, di culture e di lingue, che si sposa con la molteplicità dei rapporti interregionali e internazionali.
Ciò significa rifiutare i due estremi dell’etnocentrismo integralistico (che porta allo scontro tra le civiltà) e del multiculturalismo (come rifiuto della propria identità e l’invaghimento per le altre culture), scegliendo, come indica Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, la strada dell’interculturalità. Si tratta di un impegno non facile di confronto di identità e di valori, di dialogo, di interscambio culturale e spirituale, di un arricchimento reciproco, senza appiattimenti, senza tagli delle rispettive radici, verso l’armonia delle identità e delle differenze.
- PERCHE’ vogliamo contribuire alla conquista di un vero federalismo, che può solo essere solidale, che unisce e non separa, che promuove sinergie e non conflitti.
I nostri riferimenti culturali sono il federalismo europeo di Emmanuel Mounier e di Denis de Rougemont, di Altiero Spinelli e del Movimento Federalista Europeo.
In particolare dobbiamo ricordare la Carta di Chivasso, firmata nel dicembre 1943, da uomini della Resistenza come Emile Chanoux, Ernesto Page, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel, M.A. Collier e Osvaldo Coisson, dal titolo “DICHIARAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE POPOLAZIONI ALPINE”.
<<La libertà di lingua come quella di culto è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana. Il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale e collettivo e rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo, nel futuro assetto europeo, l’avvento di una pace stabile e duratura. Un regime federale repubblicano, a base regionale e cantonale, è l’unica garanzia contro un ritorno della dittatura. Fedeli allo spirito migliore del Risorgimento>>.
(Carta di Chivasso, dicembre 1943)
- PERCHE’ vogliamo rivendicare, in applicazione della riforma del Titolo V della nostra Costituzione (avvenuta nel 2000), il riconoscimento del Piemonte come REGIONE AUTONOMA : regione di frontiera, con quattro minoranze linguistiche da tutelare.
Dal Piemonte è partita l’Unità d’Italia. Dall’ottenimento della dignità di Regione Autonoma può nascere la spinta a far sviluppare, in tutta l’Italia, un vero federalismo solidale, che potrà migliorare ogni Regione, collaborando e non separando, ricostruendo l’Unità d’Italia in un contesto europeo (fondata, secondo la nostra Costituzione sul lavoro e sulle autonomie).
Un Piemonte autonomo, più forte e più solidale con più risorse proprie a disposizione, per tornare ad essere la vera necessaria locomotiva per l’intero Paese, nel quadro europeo e mediterraneo.
- PERCHE’ vogliamo valorizzare al massimo ciò che l’Europa e gli Stati ( Francia, Italia e Svizzera) hanno riconosciuto . Il Piemonte fa parte ufficialmente dell’ EUROREGIONE ALPI-MEDITERRANEO, espressione politica più evidente dell’europeità del Piemonte.
In questa Euro-Regione, Torino è punto focale, potremmo dire naturalmente capitale e non succursale di Milano.
Questa affermazione non significa indifferenza o ostilità verso Milano e la Lombardia. Infatti il Piemonte ha sostanzialmente tre fasce : quella alpina, quella del Piemonte centrale e quella del Piemonte orientale (affine alla Lombardia). Tuttavia è del tutto diverso un rapporto paritario con la Lombardia, in rappresentanza di una più vasta e forte realtà socio-economica ed istituzionale, da un rapporto tendenzialmente subordinato.
La costruzione di iniziative congiunte tra le Regioni dell’EuroRegione (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Regione Provence – Cote d’Azur – Alpes Maritimes, Rhône-Alpes e i cantoni svizzeri) è appena ai primi passi. Facciamo solo alcuni esempi :
- Collaborazioni fra Università per doppie lauree
- Integrazione di Istituti di Ricerca
- Valorizzazione della realtà industriale piemontese a partire dalla FIAT e Automotive, per automobili ibride ed impianti energetici.
- Percorsi turistici integrati transfrontalieri :
- la civiltà gallo-romana a cavallo delle Alpi
- gli Statuti dei Savoia
- i protestanti e i cattolici nei territori delle Alpi occidentali
- le minoranze linguistiche
- i paesaggi dei grandi scrittori (Rosseau, Alfieri, Pavese, Fenoglio, Mistral, Giono, Ramuz, ecc).
- UN PATTO FRA GENERAZIONI
Ci vuole una concreta ALLEANZA FRA GIOVANI E ANZIANI per innervare un progetto comune, che si trasformi in un deciso impegno. Un’ALLEANZA che schiodi dal fatalismo e dalla passiva rassegnazione, dimostrando, insieme, che è di nuovo possibile riaccendere i motori del cambiamento e aprire una nuova stagione di realistica speranza.
- DIALOGO DI VITA TRA CREDENTI E NON CREDENTI
La nostra lista non è confessionale, ma ha una forte presenza di cattolici. E pratichiamo, da tempo, il nuovo <<cortile dei gentili>> (l’antica area del Tempio per i non-ebrei), come proposto recentemente dal Papa Benedetto XVI, quale spazio per un fecondo rapporto reciproco tra credenti e non credenti, come dialogo di vita, come dialogo fortemente esistenziale (e non tanto teorico), come prendersi cura reciprocamente e prendersi cura degli esclusi, non accettando il terreno dello scontro tra clericali e laicisti.
Perciò noi, come credenti e non credenti, condividiamo il sogno ad occhi aperti del Card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, quando ha affermato :
<< Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti e dei loro giorni (…).
Ecco vorremmo che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà – le vite umane, la famiglia, la responsabilità educativa, la solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli, il lavoro, la comunità come destino buono che accomuna gli uomini e li avvicina alla meta – fossero ritenuti irrinunciabili>> (25/01/2010).
Parole urgenti e decisive per le nostre comunità, tenuto conto che la politica dovrebbe essere <<l’espressione più alta della carità>>. Parole urgenti alla quali noi vogliamo rispondere con tutte le nostre forze, nelle nostre comunità, cittadini tra i cittadini.
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IL PIEMONTE DELLE AUTONOMIE:
FACCIAMO CANTARE IL GALLO
Fai cantare il gallo. Il gallo è il simbolo tradizionale delle nostre realtà: sui campanili, sulle torri civiche, sui camini delle nostre case, il gallo ha da sempre rappresentato il simbolo dell’autonomia.
Fai cantare il gallo. Perché il gallo continua a cantare, anche se nelle nostre città il rumore di fondo che siamo costretti a subire ne copre il canto. Canta per svegliare la gente. Per svegliarci tutti e rompere il clima da pensiero unico che ci hanno voluto imporre.
Fai cantare il gallo perché canta al sorgere del sole. E quando una giornata limpida nasce è sempre foriera di speranza e di voglia di vivere. Speranza e voglia di vivere che dobbiamo insieme ritrovare.
Fai cantare il gallo … Perché è l’emblema dei nostri comuni. E non importa se il nostro sindaco magari non ci piace. Egli comunque rappresenta l’istituzione più vicina a noi.
Rappresenta inoltre la nostra Costituzione su cui ha giurato e che tanta libertà ci ha garantito. Ed è per questo che noi vogliamo difenderla.
Fai cantare il gallo, sotto la bandiera del Piemonte. Perché vogliamo un Piemonte sempre autorevole nell’Europa dei popoli di domani.
Vogliamo un Piemonte, grande regione d’Europa, capace di trainare un’Italia unita, forte e solidale. Vogliamo una Regione inserita nelle grandi regioni europee, che guarda oltr’alpe e al mondo, ma non dimentica la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni.
Fai cantare il gallo, perché la gente vera si alza come lui di buon’ora. Per andare a lavorare. Noi vogliamo fare in modo che tutti possano lavorare e che il lavoro – ogni tipo di lavoro (da chi fa impresa a chi vi opera, da chi ci fornisce i servizi a chi educa i nostri figli) – sia tutelato e il suo
sforzo sempre riconosciuto e valorizzato.
Fai cantare il gallo perché il suo canto è segno di esuberanza. Quell’esuberanza propria dei giovani. Di loro è il mondo di domani. Per loro e con loro, innanzitutto, vogliamo impegnarci in uno sforzo di alleanza delle generazioni per costruire, partendo dalle nostre realtà, un mondo diverso e migliore.
LE PROPOSTE CONCRETE DEL PROGRAMMA BRESSO CHE VORREMMO CONTRIBUIRE A REALIZZARE
Il programma di governo della Presidente Bresso affronta i problemi in modo diretto e dichiara
apertamente i principi e i valori che lo ispirano.
Si rivolge a tutti i cittadini, uomini e donne, alle forze vive della società, senza pregiudizi, per
costruire insieme, partendo dalla nostra Regione, un Paese nuovo.
Mercedes Bresso sostiene che “Abbiamo fatto molto, bene e nella direzione giusta!”.
Tuttavia, in una situazione eccezionale come quella che stiamo vivendo occorre un nuovo slancio, un ri-scatto del Piemonte da una crisi di straordinaria portata che ha radici lontane e profonde, per sostenere la speranza e la fiducia nella crescita individuale e collettiva, come obiettivi praticabili. Per queste ragioni bisogna sostenere la società piemontese, le nostre comunità per far in modo che il Piemonte possa intraprendere le traiettorie del futuro che ci attende.
Favorire l’economia creativa e digitale, le tecnologie verdi, la salute ed il benessere economico, un nuovo welfare per le famiglie, lo sviluppo sostenibile, non solo promuovere politiche significative di settore, ma scegliere delle priorità politiche, delle traiettorie sulle quali uomini e donne di questa regione debbono poter avere opportunità eguali di esprimersi, di fare, di avere risposte.
Il ruolo delle istituzioni è quello di governare, saper anticipare, costruire strumenti e soluzioni che permettano alle persone e alla collettività di aspirare al soddisfacimento dei propri bisogni, nel rispetto dei diritti di ciascuno, senza prevaricazioni. Soprattutto creare posti di lavoro per tutti!
- PROPOSTE PER USCIRE DALLA CRISI
E COSTRUIRE IL FUTURO
Dalla crisi usciremo solo a condizione di saper cambiare radicalmente.
La Regione ha lavorato per creare le condizioni della svolta, ma ora c’è bisogno di proseguire e consolidare tali condizioni, per far sì che l’economia piemontese possa imboccare le traiettorie del futuro.
SI’. Per rilanciare l’occupazione investiamo sulle persone con una nuova Agenzia dei Talenti.
La crisi economica, le ristrutturazioni aziendali, le difficoltà per i giovani di trovare lavoro ci impongono una riflessione che deve andare al di là dell’emergenza, che la Regione ha cercato fronteggiare, di mettendo a disposizione di lavoratori e lavoratrici piemontesi tutte le risorse disponibili, per cercare di alleviare gli effetti, almeno sul piano economico, della repentina perdita del lavoro.
Quello che serve è un vero e proprio investimento sulle persone che, se aiutate a sviluppare i loro talenti, lavorino meglio, siano più creative e capaci di trainare l’intera economia piemontese, verso un futuro di innovazione, di nuove specializzazioni produttive, di nuovi orizzonti di sviluppo basati sull’economia della conoscenza.
Un programma dei Talenti (che uomini e donne possiedono), integrato nel sistema dalla formazione continua che possa aiutare ognuno ad individuare il proprio potenziale ed a svilupparlo.
SI’. Fondo Futura per sviluppare attività ad alta intensità tecnologica e di conoscenza
Abbiamo il dovere di creare occasioni di sviluppo per i nostri giovani e per tutti coloro che vivono e lavorano nella nostra Regione. Per questo dobbiamo promuovere il cambiamento del portafoglio delle nostre specializzazioni produttive, arricchendolo sempre di più di attività ad alta intensità tecnologica e legate all’immaterialità.
E’ necessario individuare nei settori della salute e del benessere più in generale, del design, della creatività, dell’ICT, della mobilità, delle energie rinnovabili, nicchie o cluster nell’ambito dei quali investire le competenze disponibili sul territorio e in cui le nostre strutture della conoscenza, a partire dall’Università, possano mettere a disposizione persone e giovani che hanno un elevato tasso di qualificazione.
SI’. Riforma del fisco e Nuovo assetto federale
La discussione in corso sul federalismo fiscale non propone in realtà un nuovo assetto federale che attribuisca reali poteri alle regioni. Per garantire una vera riforma fiscale in senso federalista intendiamo:
- Chiedere che l’imposta sul valore aggiunto (IVA) venga gestita direttamente dalle Regioni con
sufficiente flessibilità per recuperare l’evasione fiscale.
- non dimenticare che la riforma fiscale più profonda riguarda l’evasione e l’elusione.
- ridurre le aliquote o introdurre esenzioni per valorizzare la capacità delle imprese di innovare e di sperimentare soluzioni produttive eco-compatibili.
- Chiedere l’abolizione dell’IRAP. Calcolando in modo più preciso l’ammontare necessario per finanziare la sanità. Il gettito fiscale derivante dall’abolizione dell’Irap potrà essere in parte recuperato all’interno di un’unica imposta sulle persone giuridiche.
- Eliminare le addizionali regionali, trasferendo eventualmente la competenza sulla scelta impositiva ai Comuni.
- Introdurre nella regolamentazione delle tariffe dei servizi pubblici il “redditometro famigliare”.
- Ripensare il fisco italiano a partire dalle famiglie e accentuare i criteri di progressività.
SI’ Torniamo a crescere con green economy e nuove tecnologie
Energie rinnovabili ed efficienza energetica, sviluppo e applicazione di nuove tecnologie rappresentano i settori produttivi sui quali vogliamo puntare per ricominciare a far crescere il reddito delle persone e l’economia regionale.
Il sostegno alle energie rinnovabili, che rappresentano un’opportunità di riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili e al contempo un volano di crescita economica, sarà una scelta centrale nella nostra politica. La cosiddetta “Green economy” non è solo uno slogan, ma un vero e proprio progetto politico di riforma della pianificazione ambientale, energetica ed economica; è l’occasione per rendere i territori protagonisti delle scelte di politica energetica.
Le piccole e medie imprese piemontesi sono particolarmente dinamiche in questi settori ed è per questo che intendiamo sostenere le loro opportunità di crescita potenziando i poli di innovazione per favorire lo sviluppo dell’intero sistema economico della nostra regione.
Intendiamo diventare la prima regione italiana nel campo delle energie rinnovabili, del motore pulito e della mobilità sostenibile.
Un programma importante dovrà riguardare l’utilizzo del WEB (2.0 e 3.0) su banda larga, quali veicoli per la diffusione per il patrimonio del Piemonte e della produzione cinematografica audiovisive e multimediali.
SI’. Salute ripartiamo dalla medicina di base e puntiamo a ridurre le liste d’attesa
In questi anni la Regione bene riportando la Sanità piemontese ad un elevato livello di qualità.
Ora la Regione dovrà puntare sulla centralità dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta per rispondere meglio ai bisogni specifici di ciascuna persona e garantire l’efficienza del sistema.
I medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, infatti, rappresentano il nodo centrale di una rete sanitaria regionale davvero efficace, capace di:
-promuovere la prevenzione della salute;
- orientare il paziente nell’accesso alle prestazioni sanitarie più adeguate - presso le strutture pubbliche e quelle accreditate -riducendo i tempi di attesa, rassicurando i pazienti rispetto alle tappe del percorso di cura, garantendo la domiciliarità delle
cure in tutti i casi in cui l’ospedalizzazione non è strettamente necessaria e contribuendo nel contempo alla riduzione dei costi per l’intero sistema sanitario.
Vogliamo sostenere il “lavoro di squadra” dei medici di base promuovendo forme associative.
Per garantire la centralità della persona, la forma associativa più adeguata - Medicina in rete o Gruppi di cure primarie - sarà stabilità caso per caso tenendo conto delle caratteristiche e della densità della popolazione su ciascun territorio di riferimento.
E’ necessario inoltre garantire un investimento di 4 miliardi di euro per completare le ristrutturazioni e la realizzazione di nuove strutture sanitarie su tutto il territorio regionale da Novara, ad Alba e Bra, ad Alessandria, Vercelli, Venaria, Moncalieri e delle Città della Salute di Torino e Novara.
SI’. Sicurezza e legalità
In questi anni il Governo nazionale ha parlato di sicurezza senza cambiare nulla. Chi vocifera di sicurezza e governa dovrebbe porsi il problema del perché non è riuscito a garantire la sicurezza.
Non possiamo più stare a guardare gli effetti di una politica che non funziona, che non produce cambiamenti per la sicurezza delle persone che vivono e lavorano nella nostra regione. Non si gestisce la sicurezza a partire da organi burocratici decentrati dello Stato. E necessario avere poteri regionali e locali forti. Siamo pronti a chiedere il trasferimento delle competenze in materia di sicurezza per poter intervenire assumendone la responsabilità con fermezza e intelligenza. Vogliamo una regione più sicura ma anche più aperta, perché il potenziale di sviluppo della comunità regionale aumenta con l’aumentare della capacità della collettività di interiorizzare e includere il globale e il diverso e di farne occasione di rinnovamento.
In Piemonte la microcriminalità evolve con dinamiche sostanzialmente simili a quelle nazionali, ma quello che dobbiamo affrontare e combattere è l’insicurezza della popolazione e specialmente dei segmenti più deboli: bambini, donne, anziani e persone disabili, che rischiano di essere limitati nella fruizione dei loro spazi di libertà dalla paura che l’insicurezza porta con sé.
L’elevata insicurezza fuori e dentro le città spesso si accompagna ad un paesaggio urbano-rurale degradato. Si può ottenere sicurezza soprattutto rivitalizzando e riqualificando i territori, impedendone l’abbandono e quindi la maggiore vulnerabilità di chi rimane. Quindi lotta all’emarginazione, all’irregolarità nel lavoro, all’abbandono scolastico, sostegno alle famiglie: in sintesi una politica di coesione sociale che garantisca inclusione e rispetto della legalità e dei doveri imposti dalla convivenza consociata.
E’ necessario lavorare per la prevenzione rivolgendo particolare attenzione ai soggetti a rischio, tutelare le imprese, rafforzare la vigilanza stimolando l’adozione delle tecnologie più avanzate per il controllo a distanza.
La sicurezza è problema serio, e non può essere affrontato in modo demagogico
riducendo le risorse alle forze dell’ordine e ricorrendo alle ronde. Occorre integrare le
varie misure promuovendo la collaborazione tra le forze dell’ordine, enti locali,
organizzazioni del terzo settore.
In questa direzione la Regione ha già avviato e finanziato i patti per la sicurezza integrata
e proporremo l’avvio del programma “città sostenibili”, con investimenti europei per la
riqualificazione del tessuto cittadino. Intendiamo promuovere:
o interventi di riqualificazione e rivitalizzazione urbanistica di parti del territorio
o azioni di prevenzione sociale nei confronti delle aree e dei soggetti a rischio
• azioni di tutela delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali e turistiche
o attività di rafforzamento della vigilanza e della presenza sul territorio degli operatori addetti alla prevenzione sociale e alla sicurezza, al fine di assicurare l’intervento
o sviluppo dell’attività di mediazione e di prevenzione dei conflitti sociali e culturali
o interventi di assistenza e aiuto alle vittime dei reati, nell’ambito dell’informazione sugli strumenti di tutela garantiti dall’ordinamento, dell’assistenza psicologica, della tutela delle donne che subiscono violenza o minaccia di violenza
o politiche di sicurezza di genere e di tutela dell’infanzia e degli anziani
o iniziative nelle scuole tese alla promozione di momenti didattici ed educativi, finalizzati all’apprendimento della legislazione relativa agli obblighi, ai diritti e ai doveri dei cittadini nonché all’educazione alla cittadinanza (Consigli Comunali dei ragazzi).
o opere di informazione presso le diverse comunità immigrate in Piemonte, riguardo alla conoscenza delle norme del nostro ordinamento giuridico
Inoltre, per accrescere il senso di sicurezza nelle donne e in tutti coloro che hanno meno strumenti di contrasto della violenza - come bambini, anziani e persone diversamente abili
- la Regione ha realizzato un manuale di interventi concreti sulla città per indirizzare l’attività di amministratori locali, dedsori e progettisti verso interventi urbani attenti
alla sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili. Nella prossima legislatura proporremo il proseguimento di questo impegno per dare concreta attuazione alle misure proposte.
Cosa d impegniamo a fare
o chiedere il trasferimento alla Regione delle competenze in materia di sicurezza (POLIZIA)
o sviluppare patti locali di sicurezza integrata, rinnovare e incrementare la dotazione strumentale delle forze di polizia locale, promuovere sistemi integrati di sicurezza domiciliare;
• riqualificare aree e stabili degradati, incrementare i collegamenti telefonici e informatici;
• favorire il collegamento con i residenti nelle zone non urbane e in particolare con la popolazione anziana, individuando comportamenti protetti per quanto riguarda pagamenti e ritiro delle pensioni;
o realizzare interventi urbani attenti alla sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili.
SI’. Guai a pensare che l’auto sia solo l’Olimpo delle grandi marche.
Attorno alla FIAT, ma anche fornitrici di altre grandi aziende, c’è tutta la componentistica, migliaia di piccole imprese che non possono essere dimenticate, perché sono posti di lavoro importanti.
Bisogna sostenere la loro competitività e il loro accesso ai mercati mondiali.
Torino resta capo-fila essenziale del tessuto industriale del nostro Paese, perché continua a produrre ricchezza e perché rimane il più solido elemento di aggancio materiale all’economia internazionale e alle punte più avanzate dello sviluppo mondiale.
L’Italia ha bisogno del nocciolo duro dell’industria del Nord-Ovest manifatturiero che è requisito di modernità e sviluppo.
Obiettivo comune deve essere la competitività del nostro sistema, capace di innovazione e di ricerca continua dell’eccellenza produttiva e gestionale, avendo a disposizione infrastrutture, energia e una politica industriale e fiscale efficace.
SI’. La cultura è un settore produttivo ed economico importante.
Pensiamo al grandissimo patrimonio storico-artistico, alle Fondazioni, alle Case Editrici, alle istituzioni teatrali, ai Musei, alla produzione cinematografica, audiovisiva e multimediale, ai Festival, ai Premi letterali e alle Mostre.
E tuttavia non bisogna dimenticare che per leggere il territorio in profondità è necessario il radicamento delle attività culturali attraverso le Scuole, le Associazioni, i Gruppi musicali, teatrali, artistici, le bande e i cori, i gruppi folklorici e le rievocazioni storiche.
E come ha scritto Carlo Petrini, presentando la ricerca che la Regione ha affidato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e all’Università del Piemonte Orientale, ora leggibile nell’Atlante delle feste popolari del Piemonte, che presenta 2300 feste (www.atlantefestepiemonte.it) :<< E’ la rinascita dei saperi popolari. Le comunità hanno fatto rivivere il teatro della vita, ritornando ad indossare con orgoglio i panni della tradizione >>.
Come d’altra parte il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, l’Istituto Storico e l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza devono essere considerati << il prezioso granaio di umanità indispensabile per i freddi inverni della memoria che ci possono attendere>>.
SI’. Agricoltura – enogastronomia e turismo – Artigianato
Agricoltura, enogastronomia, turismo e artigianato di eccellenza, botteghe locali. La nostra regione deve diventare sempre più l’emblema della qualità a livello internazionale. Qui si tengono eventi di rilevanza mondiale sulla sostenibilità e sulla qualità delle produzioni agro-alimentari come Terra Madre e il Salone del Gusto, che esporta nel mondo intero la bellezza e la generosità di frutti del nostro Piemonte.
SI’. Sostenere i gemellaggi tra le Comunità del Piemonte e Comunità dei Paesi esteri, favorendo relazioni di interscambio culturale, sociale, turistico ed economico, specialmente a livello scolastico.
I gemellaggi con comunità europee ha anche un grande significato per migliorare il nostro spirito comunitario, secondo la tradizione dell’ A.I.C.C.R.E.(Associazione Italiana Comuni e Regione d’Europa).
Altrettanto importanti sono i gemellaggi tra i comuni piemontesi e quelle comunità dove forte è stata l’immigrazione dalla nostra Regione e significativi continuano ad essere i legami sociali, culturali e spesso anche economici.
SI’. A proposito di cooperazione internazionale proponiamo il passaggio dalle pur importante esperienza di cooperazione decentrata alla cooperazione tra comunità. Si tratta dello studio del CESPI (Centro Studi Politiche Internazionale) promosso da Iniziativa Volontari nel Mondo – FOCSIV, oggi presieduta dal piemontese Gianfranco CATTAI.
La cooperazione tra comunità dovrebbe avere questi elementi :
- il dialogo politico tra pari (nord-sud)
- la “ownership”, cioè le comunità che ricevono il sostegno devono poter definire le proprie strategie di sviluppo e gestire le proprie risorse
- la reciprocità di responsabilità tra autorità e società civile coinvolte
- la partecipazione della cittadinanza
- il passaggio da un approccio per progetti (breve termine) a strategie e programmi (lungo termine)
- un approccio per piccoli passi, di conoscenza reciproca, di approfondimento e di costruzione della fiducia
- la continuità nel tempo delle relazioni
- la sperimentazione di iniziative innovative da fare conoscere ad altri
- la progressiva costruzione di un vero reciproco partenariato globale di sviluppo delle rispettive comunità : insomma un “Programma NORD-SUD . Costruire insieme è possibile. Il partenariato fra comunità : nuove opportunità di cittadinanza globale>>, con il coinvolgimento diretto anche della Regione.
SI’. Le lingue piemontese, walser, occitana e franco-provenzale dovranno essere proposte affinché l’UNESCO le riconosca come patrimonio dell’umanità, secondo le indicazioni della “ Giornata internazionale della lingua madre” svoltasi a Torino (20 febbraio 2010), organizzata dall’UNCEM (UNIONE Nazionale Comunità Montane).
Per quanto riguarda le ultime tre minoranze (occitana, franco.provenzale e valser) che riguardano 161 Comuni del Piemonte con 243 mila abitanti, l’ulteriore proposta è di riservare due seggi in Consiglio Regionale a queste minoranze, con una particolare variazione della legge elettorale regionale.
Infine si propone che nel caso di provvedimenti riguardanti le comunità di minoranza linguistica (tagli nel settore scolastico, toponomastica, ecc.) siano consultate anche le Associazioni delle minoranze operanti realmente su quei territori.
In conclusione
In questo momento difficile è giusto ricordare il clima delle Olimpiadi, per rivendicare con orgoglio la perfetta organizzazione. L’abituale operosità si era unita alla volontà di dimostrare al mondo intero e a noi stessi che la nostra Regione e il suo capoluogo erano capaci di riscatto dalla crisi ed avevano un futuro. Riscopriamo lo stesso orgoglio e lo stesso impegno corale per il 2011!
«Quello di Adriano Olivetti fu un utopismo pragmatico, con l’intento di abbinare cultura e industria e di coniugare le regole del mercato con i principi dell’etica pubblica e della responsabilizzazione sociale» (Ferruccio Parri, primo Presidente del Consiglio e fondatore della Sinistra Indipendente).
«Le idee di Adriano Olivetti giungeranno ai politici con un ritardo di più generazioni» (Luigi Einaudi)
«Le idee del personalismo comunitario di Mounier e di Maritain hanno trovato negli anni ’50 nel Movimento di Comunità di Adriano Olivetti una concreta sperimentazione di successo in un’era ove altre erano le priorità nel mondo della politica, dell’industria e della finanza post-bellica. Riscoprire le radice comunitarie, le nostre radici, può aiutare ad attualizzare quelle idee e far conoscere le loro potenzialità anche a chi, per ragioni anagrafiche, è nato e cresciuto lontano da quei valori: che non sono affatto desueti, bensì assolutamente attuali. Gli unici capaci di aiutarci a trovare l’uscita di sicurezza del nostro disagio».
(Luigi Massa, “La nuova comunità è possibile. Dalla visione di Adriano Olivetti all’attualità di un movimento neo-comunitario”, Genesi Editore, 2009).




