di Pasquale MORELLO
Il nostro movimento deve rivolgere un’attenzione particolare alle problematiche ambientali ed energetiche in particolare quelle derivanti
1. dalla produzione per la quasi totalità di energia elettrica attraverso l’utilizzo di carburanti fossili (carbone, petrolio, gas) e di riflesso il non adeguato sviluppo, ricerca ed utilizzo di tecnologie “piccole” (più funzionali, maneggevoli e non troppo ingombranti), assemblabili ed intercambiabili fra di loro affinchè ci sia un’adeguata risposta al bisogno di energia pulita e quindi ad una qualità della vita migliore, più salutare prima di tutto nei territori alpini da noi tutti abitati e più in generale nel nostro pianeta. Ci dovremo adoperare quindi con tutte le nostre forze a limitare se non addirittura ad eliminare del tutto l’utilizzo di carburanti fossili per la produzione di energia.
2. da una politica ambientale assolutamente non soddisfacente per i nostri bisogni e che non sviluppa al meglio e/o ancora peggio non utilizza al meglio le risorse derivanti dai rifiuti e dalle fonti rinnovabili presenti nel nostro territorio (Arco alpino europeo).
Un accenno al nucleare.
Certamente gli sforzi scientifici e tecnologici dell’ultima generazione potranno soddisfare e tranquillizzare i cittadini e/o l’opinione pubblica tutta della bontà dell’utilizzo di tale tecnologia. Ma una domanda ci poniamo: ma quanto materiale radioattivo (uranio) c’è nella terra? Basterà per i nostri fabbisogni, e per quanto tempo? Come abbiamo potuto capire, anche il nucleare non è la “SOLUZIONE”. Proprio a seguito delle cose sopra dette, il movimento potrebbe proporre la creazione di un parco scientifico e tecnologico alpino con valenza europea che possa essere da tramite tra le imprese, l’industria e la ricerca, ma più in particolare che questa intermediazione tra ricerca e soluzioni tecnologiche possa soddisfare al meglio il bisogno di energia elettrica, di calore e/o freddo nel luogo del bisogno con gestione degli stessi impianti in modo “FACILE” e non troppo macchinosa, per utilizzare al meglio le risorse disponibili nel luogo di consumo dell’energia stessa. Bisogna quindi fare uno sforzo di ricerca tecnologica “in loco” con tecnologie mirate all’utilizzo che se ne vuole fare. Sull’arco alpino la presenza umana è relativamente poco diffusa, o meglio, la montagna non è molto abitata (stabilmente). Le differenze fra le nazioni non sono molte; quello che fa la differenza e ne aumenta il bisogno di energia, è la presenza imprenditoriale, soprattutto turistica.
L’idea di sviluppare al meglio le risorse disponibili e quindi rinnovabili della montagna concorre anche a risolvere il problema rifiuti prodotti; pensiamo all’utilizzo dell’organico putrescibile per la produzione di biogas – calore e/o freddo – energia elettrica, che unitamente alle biomasse moderne e tradizionali (vedi nota 1.) possono dare in loco e senza trasportarle lontano, evitando l’inquinamento soprattutto del trasporto (CO2), un’elevata offerta di energia elettrica. E magari la combinazione fra biogas, fotovoltaico eolico, idroelettrico, geotermia, idrogeno anche in modo alternativo tra di loro o combinati alla bisogna, possono risolvere la necessità di energia elettrica per piccole o medio grandi urbanizzazioni. Ma senz’altro risolve totalmente il bisogno di energia elettrica e/o calore di un alpeggio, un allevatore o un intero paesino di montagna comprese le attività imprenditoriali (turistiche e non). Sia chiaro è tutto da studiare e risolvere proprio nell’idea di creare un sito tecnologico d’eccellenza (parco scientifico e tecnologico specializzato nella ricerca, sviluppo e messa a punto di soluzioni per un ambiente più sano e vivibile per i nostri figli e la produzione di energie elettrica e non, il più compatibile possibile con la natura alpina) che facendo tesoro delle conoscenze e delle tecnologie già esistenti “partorisca” un modello, una soluzione (prima sperimentale e pilota, poi industrializzabile) ai bisogni di energie pulite “prodotte ed utilizzate in loco” sulla montagna per la montagna. In ultimo il nostro sforzo progettuale, attraverso lo strumento di ricerca e sviluppo del parco tecnologico, dovrebbe essere indirizzato a creare, sviluppare e produrre a livello burocratico/legislativo una rete interattiva energetica, che è la stessa cosa nell’informazione di internet. Spieghiamoci meglio: è la possibilità di produrre e scambiarsi liberamente l’energia a secondo se un paese è più attrezzato anche naturalmente (più vento, più fotovoltaico o più biomasse ecc…) a produrre energia e a ricavarla secondo i bisogni di ciascuno, nell’ambito di reti aperte all’accesso di tutti, così come oggi si producono e si scambiano informazioni (internet). Come una realtà ovvia e assolutamente naturale sarà lo scorporo della rete di erogazione elettrica, dalla capacità produttiva a dare inizio alla terza rivoluzione industriale.




