C’è in giro per l’Italia, e nel mondo, gente che ha buone idee: basta concretizzarle, metterle in atto e renderle di dominio pubblico, farne esperienza e sapere collettivo.
L’agricoltura, il cibo, l’economia
La Terra è il datore di lavoro più importante e l’agricoltura può ritornare a offrire occasioni di lavoro. Occorre, però, scegliere un’agricoltura biologica e sostenibile, fondamento di una nuova economia, indispensabile per la sopravvivenza dell’umanità intera. E’ necessario abbandonare la “pseudo economia” propugnata da chi vuole essere libero di guadagnare senza assumersi la responsabilità di pagare quando fallisce, o crea danni alla natura e/o alle persone. Dobbiamo passare dall’economia di mercato all’economia della natura.
Nell’occidente sviluppato, l’agricoltura non è più il settore “primario”, ha perso il suo ruolo di governo delle risorse e dell’ambiente più prossimo a noi. Ancor peggio, la produzione, la trasformazione e la distribuzione del cibo sono causa di grave impatto ambientale. L’azione dell’uomo produce l’avvelenamento della terra proprio nei suoi elementi principali come l’acqua, l’aria, il suolo, provocando esiti imprevedibili e non controllabili dall’uomo stesso, nonostante la scienza e la tecnologia di cui dispone.
Si consuma e si spreca molto, la filiera distributiva agroalimentare è improntata ad una logica che penalizza agricoltori e consumatori. Il nostro pianeta oggi ci evidenzia l’impossibilità di uno sviluppo illimitato e ci pone l’urgenza di modificare il nostro stile di consumo. La sostenibilità è una scelta indispensabile per consentire alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di poter continuare a farlo.
L’agricoltura va rimessa al primo posto nell’elenco delle priorità: un’agricoltura fonte di relazione dell’uomo con la terra, che recuperi interamente la sua attenzione alla conservazione delle risorse e dell’ambiente. Senza agricoltura non c’è vita.
La tecnologia estrema, la logica del profitto e la regola del mercato hanno cambiato nel profondo la percezione del “nostro modo di mangiare”. La naturalità del cibo, valore sì riconosciuto, è però presente solo nell’ingannevole immagine della comunicazione pubblicitaria. Oggi è in atto una guerra tra tecnocibo e biocibo e i “poteri alimentari” svolgono sempre di più un ruolo fondamentale per determinare la qualità della nostra vita.
Il cibo non può essere solo una merce, è un diritto di tutti. Il cibo è salute, benessere, piacere, convivialità, cultura. Il cibo è vita e la vita si nutre di vita: per questo il cibo deve essere fresco e vitale, di stagione, il più naturale possibile ed essere coltivato nel territorio a noi più prossimo.
Il cibo è l’elemento strategico da cui partire per costruire un’economia della natura.
Il biologico in questi anni ha proseguito nel suo cammino di crescita e oggi si presenta non solo come un mercato di affiancamento a quello convenzionale, ma come un “nuovo mercato” da affrontare e far crescere con regole e norme innovative. Non solo: oggi di fronte alla crisi economica che attanaglia il pianeta e che distrugge ricchezza e certezze, il biologico, assieme ai settori produttivi impegnati nelle produzioni naturali e ecocompatibili, al settore delle energie rinnovabili e a commercio equo e solidale, rappresenta un riferimento concreto e positivo per costruire una nuova “economia della natura”.
Buono, biologico e solidale
Il termine “qualità” è entrato nel novero dei vocaboli di uso quotidiano, soprattutto per quanto è inerente il tema dell’agroalimentare, rischiando di essere utilizzato anche a sproposito ed a danno del consumatore, dato che il concetto in sé non è meglio identificabile. Con “Buono, pulito e giusto” Slow Food ha sintetizzato con efficacia l’esperienza di tre grandi movimenti che si sono sviluppati negli ultimi vent’anni: il movimento di Slow Food (che ha sviluppato il concetto del buono), l’agricoltura biologica (che ha sviluppato il concetto di pulito) e il movimento del commercio equo e solidale (che ha sviluppato il concetto di giusto). Buono, biologico e solidale sono allora i riferimenti di una qualità “concreta”. Non è sufficiente che un alimento sia buono, ovvero che soddisfi la qualità organolettica. Né è bastevole che si utilizzino semplicemente le metodologie dell’agricoltura biologica. Occorre anche che l’alimento sia frutto di relazioni sociali eticamente corrette. La qualità è, dunque, soddisfacimento di parametri che considerino assieme il gusto, il rispetto per la salute dell’ambiente e di chi assume il cibo, oltre che la promozione di migliori e più adeguate relazioni sociali, tra chi produce e chi consuma il cibo, tra nord del mondo, sviluppato e ricco, e il sud, povero e limitato nel suo diritto a una migliore qualità della vita.
l’Agricoltura Biologica e la montagna
L’accelerazione dei cambiamenti climatici, drammaticamente sotto gli occhi di tutti, la carenza d’acqua, tutt’ora sottovalutata, la continua perdita di biodiversità, lo stato dei nostri fiumi e dei nostri mari, sono emergenze che ci riguardano da vicino e per le quali è fondamentale il contributo agricolo, a partire dalla montagna, là dove nascono i fiumi.
Le montagne sono una risorsa strategica ed estremamente delicata. Per questo la montagna è un contesto può dedicarsi con convinzione e con vantaggio all’Agricoltura Biologica, un’esperienza concreta e positiva che ha dimostrato la possibilità e la convenienza di produrre cibi buoni e sani rispettando e conservando l’ambiente naturale. Un riferimento che consente di valorizzare al meglio le tante produzioni enogastronomiche tradizionali legate alla cultura ed alla sapienza montanara.
L’abbinamento tra agricoltura biologica e turismo responsabile, rappresenta la chiave per una crescita economica locale sostenibile. Un turismo che non sia solo consumo di territorio, provvisoria e illusoria alternativa al degrado metropolitano, ma che sia strettamente legato alla culture locali e che consenta di sostenere il millenario “governo” del territorio da parte delle genti di montagna, che possono essere garanti di una reale “qualità della vita”, modello utile all’intera società. Le valli montane possono diventare “distretti biologici”, capaci di innescare progetti di filiera, che comprendano diverse categorie economiche, dalla produzione agricola alla trasformazione dei prodotti, dal commercio specializzato alla ristorazione ed all’ospitalità.
Dieci Idee per stare meglio
Mangiare bene in tempo di crisi non costa più caro e aiuta a costruire un nuovo modello di “economia della natura”
Adottando alcune semplici regole quotidiane è possibile mangiare meglio e mangiare bio
Non sempre il cibo che costa meno è più conveniente. Noi siamo quello che mangiamo: per questo è importante curare la propria salute a partire dalla qualità del cibo
Scegli la filiera corta, compra direttamente dal produttore, partecipa a un gruppo di acquisto
Scegli i prodotti freschi, di stagione e coltivati il più vicino possibile alla città in cui abiti
Evita di acquistare i cibi confezionati, che contribuiscono a aumentare la quantità dei rifiuti e scegli i prodotti che vengono venduti sfusi.
Mangia meno carne e soprattutto abbandona la “cultura della bistecca”: scegli anche i tagli meno pregiati e impara a conoscere i capolavori della tradizione gastronomica italiana, i “grandi piatti” della “cucina povera”
Mangia più frutta e verdura e impara a conoscere il valore delle proteine vegetali
Evita i cibi OGM, i cibi omologati e troppo manipolati, favorisci la biodiversità
Bevi “l’acqua del Sindaco”: perché l’acqua dell’acquedotto è più controllata, non inquina con il trasporto e non produce contenitori da smaltire
Scegli un cibo “Buono, biologico e solidale” e premia la trasparenza e la completezza delle informazioni sulla sua qualità, origine e caratteristiche nutrizionali
Impara a mangiare bene spendendo meno e condividi l’esperienza con i tuoi amici, recuperando il gusto di un pasto conviviale




